Proprio oggi, giorno in cui si inaugura l'edizione 2010 del Salone del Libro di Torino, ricevo questa e-mail da Greenpeace Italia:
Ciao Mario Giovanni Battista,
sai che i libri che compri potrebbero contenere tracce di foresta pluviale? Dal Salone Internazionale del Libro di Torino lanciamo la nuova classifica “Salvaforeste†sull’editoria italiana, che rivela come la maggior parte dei libri venduti nel nostro Paese sia una minaccia per le preziose foreste di Sumatra e gli ultimi oranghi indonesiani. L’Italia, infatti, è il più importante acquirente europeo di carta indonesiana e il maggior cliente del campione della deforestazione APP (Asia Pulp and Paper).
Al nostro questionario “Salvaforeste†la maggior parte degli editori ha risposto dimostrando trasparenza, ma ha dichiarato di non poter fornire informazioni chiare sulla propria carta e quindi non ha una politica sostenibile. In questo gruppo si trovano i principali gruppi editoriali italiani, Mondadori, RCS Libri, Gruppo Giunti e Gruppo Mauri Spagnol.
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Il 20% è quello dei più “cattiviâ€: non hanno fornito nessuna informazione utile per poter valutare la sostenibilità della propria carta, dimostrando poca trasparenza e nessuna volontà di escludere dalla propria filiera carta proveniente dalla deforestazione. Tra questi Feltrinelli che da solo controlla quasi il 4% del mercato librario.
Per salvare foreste e oranghi, gli editori devono impegnarsi a garantire a noi lettori che i libri non siano prodotti di distruzione. È più facile di quanto si possa pensare!
Se non vuoi essere complice della deforestazione e dei cambiamenti climatici, consulta la nostra classifica e scegli solo i libri degli editori “amici delle foresteâ€.
Scarica il .pdf della classifica "Salvaforeste"
Al Salone del Libro di Torino vienici a trovare al Padiglione 2, Stand F 133.
Grazie!
Chiara Campione
Responsabile Campagna Foreste Greenpeace Italia
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NON CE L'HO FATTA A TRATTANERMI...
HO SUBITO RISPOSTO COSì:
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Gentili amici di Greenpeace,
pratico boicottaggi dall'inizio degli anni Novanta, quando ero studente universitario e obiettore di coscienza al servizio militare, anche se non ho mai aderito in modo specifico ad alcuna organizzazione (...).
In merito però alla campagna di boicottaggio che, a partire dall'attuale Salone del Libro di Torino, state avviando nei confronti delle case editrici ree di scarsa o nulla trasparenza riguardo alla tracciabilità ecosostenibile della carta che utilizzano per stampare libri, esprimo il mio profondo dissenso sul metodo con cui l'avete concepita.
Un capo d'abbigliamento o uno snack prodotti e distribuiti da una certa ditta, o litri di carburante venduti da una certa catena di pompe, trovano sul mercato tanti equivalenti che, se provenienti da aziende più qualificate sul piano del proprio profilo etico, possono essere giustamente oggetto di un ri-orientamento del consumo, attraverso campagne apposite di contro-pubblicità , tale da indurre le aziende meno qualificate eticamente a fare qualche passo avanti.
Ma i libri, mi spiace, non sono una massa indistinta di oggetti di consumo. Ogni libro, che venda un milione di copie o solo qualche sparuta decina, è nel suo titolo e nei suoi contenuti e nel suo progetto editoriale unico. Ora, concordo perfettamente che, se un'azienda editoriale manifesta un comportamento altamente scorretto riguardo ad un tema così sensibile come quello di una deforestazione eco-assassina, essa va denunciata con forza. Ma non in tutti i modi possibili, fino al boicottaggio dei libri che essa stampa e diffonde! Il contenuto di un libro in certi casi è prezioso e insostituibile e da tenere in vita quanto una specie vivente o un ecosistema. Gli editori che voi giustamente denunciate (e vi ringrazio di cuore per avermelo segnalato e vi chiedo di continuare ad esercitare questo vostro controllo!), hanno spesso nei loro cataloghi titoli in esclusiva cui non potrei mai rinunciare, né tantomeno sostituirli con altri apparentemente analoghi editati da aziende più affidabili su piano etico. Certo, se lo stesso libro di un tal autore fosse contemporaneamente pubblicato da un "cattivo" e da almeno un altro editore da voi inserito nell'elenco dei virtuosi, io per primo lo acquisterei da quello "buono".
Ma la vostra campagna ha coniato slogan ad effetto nei quali si connota l'oggetto libro come bene di consumo piuttosto generico. Addirittura d'élite, sciccoso, visto il tipo di rilegatura elegante del libro che appare nell'immagine fotografica a sostegno del vostro messaggio. Certo, si potrà colpire l'attenzione di quell'acquirente di libri che li degna di effimera curiosità , o che li tratta come quel senatore della nascente Repubblica Italiana, capitano d'industria vissuto nel mio piccolo paese natale, che il giorno dopo l'elezione ordinò letteralmente un camion di libri, e alcune librerie, per dare un contegno alla propria abitazione più adeguato alla sua carica.
Chi invece ama i libri per quello che sono come potrà aderire al vostro boicottaggio?
Inoltre, soprattutto in un paese di deboli lettori come l'Italia, il metodo e il messaggio di questa campagna presentano risvolti gravemente perniciosi, di cui vi inviterei di tutto cuore a non assumerne la responsabilità .
Se si vuole colpire una casa editrice nei suoi interessi per indurla a modificare il suo atteggiamento, si chieda di non acquistare più gadget di alcun tipo nelle librerie di cui essa sia proprietaria; laddove le sue librerie vendano anche prodotti editoriali, multimediali, tecnologici, ecc. non riconducibili alla proprietà dell'azienda, si inviti ad acquistarli presso altri esercenti; si solleciti di verificare sempre, prima di procedere all'acquisto, la reperibilità in seconda mano, nelle librerie apposite o via internet, o la disponibilità di prestito presso le biblioteche, dei titoli che di tale editrice si desidera leggere; o di suddividere l'acquisto di una sola copia fra più amici.
Tanti libri di inestimabile valore sono a rischio di estinzione, o sono già estinti senza che ce ne accorgiamo, esattamente come gli oranghi delle foreste di Sumatra. Vi prego vivamente di modificare il messaggio e il target della campagna "Attenti a quei libri"!
Approfitto, non avendo mai avuto finora contatti diretti con la vostra organizzazione, per esprimervi una sincera stima nei confronti dell'opera di sensibilizzazione che da tanto tempo vi vedo, come Greenpeace Italia, portare avanti su problemi cruciali per la nostra esistenza.
Mario Bertasa









Commenti
La campagna di Greenpeace non è una campagna di boicottaggio. Se compro un libro voglio sapere se sto comprando anche un pezzo di distruzione di foresta. Dopo il lancio della campagna tantissimi editori hanno cominciato a darsi..diciamo "una regolata". "Risvolto pernicioso"? Mi sembra un'esagerazione bella e buona. Coi tempi che corrono e i tassi di deforestazione attuali invece bisogna proprio stare attenti a ciò che scegliamo per mangiare, vestirci e, sì, anche leggere.
il confine tra sensibilizzazio ne ad un consumo consapevole e boicottaggio non è così facile da distinguere (e poi se uno mi invita, per una giusta causa, a non comprare i prodotti di qualcun altro, che cos'è allora, se non boicottaggio?)
su una cosa però sono d'accordo con te: la campagna di Greenpeace ha già avuto buoni esiti, Feltrinelli per esempio, in meno di una settimana, si è già pronunciata in modo, pare, inequivocabile sulla revisione dei propri fornitori di carta - ma conoscendo la bassa stima che la grande editoria ha per i propri prodotti, mercantilizzati con logiche da pastificio o da calzaturiere (con tutto il rispetto per i pastai e i calzaturifici!) , anziché da curatore e stampatore di libri, è chiaro che i termini forti impiegati da Greenpeace non potevano che toccare sul vivo gli unici argomenti che stanno a cuore a chi ha in testa solo fatturato e profitti.
ma questo ancora una volta temo confermi il nocciolo della mia tesi: tutta la vicenda si presenta come l'ennesima occasione per snaturare il libro in quanto mediatore di cultura in modo diverso da come lo può essere un piatto o un abito, a loro volta prodotti culturali dotati di specificità da trattare con adeguata attenzione - questo è un risvolto quantomai pernicioso, perché rispetto della cultura e della natura sono indissolubili. E una mentalità massimalista che tratta un libro alla stregua di un cibo o di un indumento, non potrà che trattare i polmoni verdi del nostro pianeta come variabili scomode fra le benne di un bulldozer.
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